domenica
SI FA PRESTO A DIRE APPUNTI - CAMAGGIORE 26 OTTOBRE 2008
Giornata molto bella e soprattutto cielo terso e limpido. Si parte da Milano alle 08:00, tranquilli c'era il cambio ora legale vs solare!Rapidamente con la Trek Mobile raggiungiamo Dervio e qui chiediamo della Chiesa di San Quirico ad un aarzilla signora, che con dovizia di particolari ci indica la strada, da qui in poi attingiamo alla nostra guida.Si sale per una bella mulattiera in modo tranquillo, passiamo attraverso diversi borghi, alcuni attrezzatisissimi altri meno, fino a raggiungere Monte Basso, Monte Alto, dove sentiamo una radio a tutto volumo che ci diletta con canzoni d'epoca, 'Parlami d'Amore Mariù, ed ho detto tutto.Senza fare commenti, raggiungiamo Pratomagno e qui ci spingiamo su di un'altura pe rgodere il panorama, il tempo ci permette di ammirare il lago di Como e sulla sponda opposta il profilo del Monte Grona ed in lontananza il Crocione ed il Tramezzo, alcuni di queste cime ci hanno visti protagosnisti in altre escursoni.La salita procede tranquilla, ildorico, rimane indietro, un po' attardato, ma ormai anche nelle altre gite ha segnato un po' il passo.Riprendiamo il cammino, non sena aver ammirato le linee del Legnoncino e del Legnone, che si stagliano alle nostre spalle.Abbiamo anche modo di scambiare due chiacchiere con un valligiano, che ha un piccolo allevamento di capre, e ci spiega alcune tecniche di allevamento e di cura delle capre, tutta cultura.Riprendiamo il percorso e raggiungiamo un bellissimo pianoro che gradatemente sale verso Camaggiore. Qui Marietto scambia due chiacchiere con dei gitanti lombardi come lui e non se la finisce più di parlare con questi nostri occasionali compagni. La comitiva, giunta in auto, era composta da nonna, tre nipoti femmine sui 16 anni, due quarantenni, una ragazzina sui dieci anni, ed un marito, non abbiamo capito di quale delle quarantenni, nemmeno Marteitto è riuscito a svelare l'arcano.Con passo tranquillo arriviamo a Camaggiore, i nostri amici ci salutano, hanno la colazione al sacco, ma ci indicano la presenza di un 'ristoro', che vista l'ora, 12:30, ci solletica la fantasia.
Raggiungiamo il ristoro, vuoto, chiediamo se possiamo mangiare e ci dicono che non c'è problema, prendono l'rodinazione, polenta con brasato, Marietto, polenta con porchetta, il dorico, polenta e formaggi il begano.Ci sistemiamo e torna la sciura, dicendoci che dobbiamo attendere una mezz'ora, avevano le ordinazioni per l'una, e quindi la cucina è indietro.Facciamo buon viso e cattivo gioco, chiediamo il vino e ci spariamo i nostri panini, per ingannare l'attesa.Il vino, direte voi, la sciura ci porta un bottiglione da un litro e mezzo, infatti siamo in tre, mezzo per uno, fa esattamente un litro e mezzo!
Al termine della mezz'ora ecco apparire un piatto di legno, con annesso coltello, con una polenta enorme, ed in successione delle coppette col brasato, delle scaloppine con i funghi, ed un tagliere di formaggi da far paura. Ignoriamo il fatto di aver chiesto la porchetta, il dorico, e ci mettiamo a mangiare di lena, per il bere, già avevamo dato, ed ho detto tutto!Con Mareitto dividiamo i piatti di carne, e poi assaggiamo anche i formaggi del Ciccio, che piange lacrime di coccodrillo, dicendo che non avrebbe dovuto mangiare il panino, gli ha rovinato l'appetito.
Qui , devo dire, ildorico, mostra un fondo da grandi pianure, e piano piano cerca di non lasciare prigionieri, devo dire riuscendoci.Nel frattempo il locale, si va riempendo di locali, uno sembrava il Colombo dei Legnanesi, camicia a scacconi e gilet blu elettrico, barba incolta con pizzetto mefistofelico, gli altri erano più o meno sulla sua lunghezza d'onda.Seduti al tavolo giocano a carte e passano il tempo fumando e bestemmiando alla grande. Che vi devo dire, fino al pranzo tutto ok, ma dopo...
Ormai noi siamo alla fine e chiediamo il caffè ed il conto, quest'ultimo non divisibile per tre, ma che ci volete fare.Riprendiamo la marcia, la frazione è piena di villegianti della domenica e ci dirigiamo verso il successivo agglomerato attraverso una vecchia mulattiera inerbita.
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venerdì
TREKKING - DOMENICA 26 OTTOBRE 2008
GITA TREKKING L’anello di Camaggiore
Appuntamento: 07:45 sotto casa de ilgrandechenio
08:00 metro Pagano
Periodo Consigliato: primavera-estate-autunno
Tempo di percorrenza:4-5 ore per compiere l’intero anello
Partenza: Dervio 204 m, raggiungibile lungo la vecchia SS 36 dello Spluga, oppure in treno grazie alla linea Milano-Sondrio.
Dislivello: 997 m
Difficoltá: E (Escursionistica)
Pranzo: al sacco
BREVE DESCRIZIONE
Da Dervio ci si porta presso la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta imboccando il viottolo che lambisce, a sinistra, le sue mura. Al suo termine si devia a destra lambendo un muro di cemento armato dove ha Inizio la mulattiera che passa accanto ad una cappelletta e, poco dopo, raggiunge, con belle vedute su Dervio, il poggio e le case di Pianezzo 342 m (qui, poco visibili, sorgono i ruderi del Castevedro). Si procede ora in piano, per un lungo tratto, entrando in una sorta di avvallamento boscoso.
Lasciando a destra la deviazione per Mai, si continua sempre in piano, in ambiente ombroso, fino ad un bivio dove si trova un vecchio e poco leggibile segnavia Pratolungo Camaggiore (è in corso il riposizionamento di nuovi segnali). Si riprende a salire nel bosco su un magnifico lastricato che, con molti tornanti, sbuca presso le baite di Canciago, 672 m, nei pressi delle quali si trova il bivio per Vignago che procede verso sinistra. Noi continuiamo sulla mulattiera principale che si tiene nelle vicinanze di un torrentello e, poco dopo, lo traversa giungendo sui prati inferiori di Pratolungo. Dopo aver fiancheggiato per un buon tratto il torrentello lo si riattraversa portandosi sulla sua sponda opposta e, poco dopo, si perviene nei pressi del bel poggio panoramico delle cascine superiori di Pratolungo (Baite di Pratolungo 924 m; consigliabile deviazione sul poggio). Tornati sulla mulattiera si riprende a salire nel bosco lasciando, poco dopo, a destra la deviazione per Noceno e proseguendo finché termina l'acciottolato al margine inferiore di un prato sovrastante una grande cascina con staccionata che s'intravede in basso a sinistra nel bosco. Qui la traccia è molto incerta e occorre attenzione per seguire con cura i bolli di vernice a volte un po' sbiaditi. Si risale così una dorsale con un rado bosco di betulle affacciato sulla Valvarrone. Con alcuni tratti ripidi si arriva, infine, ad incrociare una sterrata che in breve, verso destra, porta all'Alpe di Pratolungo 1028 m. Si passa a monte della baita e si segue la traccia che, verso destra, sale obliquamente su terreno scoperto portandosi sul versante meridionale della dorsale che, dalla baita, assume maggiore definizione. Poco dopo si abbandona la traccia e si torna a sinistra raggiungendo il largo crinale erboso che si segue verso destra con belle panoramiche in un rado bosco di betulle ove la traccia è assai incerta, ma non sussistono difficoltà. Raggiunto il sommo della dorsale se ne scende facilmente per prati costellati da betulle raggiungendo la grande conca erbosa di Camaggiore. Qui si incontra la sterrata che, verso destra, porta all'evidente stallone di Camaggiore (anche seguendo interamente la traccia che continua dall'Alpe di Pratolungo si arriva, comunque, sulla strada di Camaggiore tenendosi però a destra del filo della dorsale).
Tornati in vista del lago sul dosso che si trova poche decine di metri a destra della stalla, si segue la strada ora pianeggiante che, verso destra, arriva in breve alla chiesa di S. Girolamo 1201 m. Dalla chiesa si continua per stradina fino alle vicine case di Camaggiore. Tralasciando un invitante viottolo che procede dritto, ci si abbassa a destra fra le abitazioni e, ad un tornante subito sotto le case, si prende a sinistra la vecchia mulattiera che scende a Noceno. Si percorre la mulattiera un po' inerbita passando per il vecchio nucleo di Camaggiore, ormai abbandonato; si continua sulla mulattiera e, poco dopo, s'arriva a Noceno, Ci si porta alla chiesa del paese e si imbocca il sentiero che lambisce sulla destra il muro del cimitero. Inizia, qui, un lungo percorso a mezza costa che, con belle e suggestive vedute sul lago, riporta sul sentiero di salita a monte delle Baite di Pratolungo
ATTENZIONE
Le lancette dell'orologio vanno un'ora indietro: nella notte tra sabato 25 e domenica 26 Ottobre 2008 (alle 3) finisce il periodo di ora legale.
METEO
BOLLETTINO METEOROLOGICO PER LA LOMBARDIA
EMESSO VENERDÌ 24 OTTOBRE 2008 ALLE ORE 13
PREVISIONE PER DOMENICA 26 OTTOBRE 2008
Stato del cielo: ovunque sereno o poco nuvoloso. Dal pomeriggio parzialmente velato per il transito di nubi alte e sottili.
Precipitazioni: assenti.
Temperature: minime stazionarie, massime stazionarie o in lieve calo. In pianura minime intorno a 9 °C, massime intorno a 19 °C.
Zero termico: a 3100 metri, in rapida risalita fino a circa 3800 metri.
Venti: in pianura deboli di direzione variabile o calma, in montagna deboli settentrionali con qualche rinforzo.
Altri fenomeni: possibili banchi di nebbia in pianura e nelle valli, in sollevamento o dissolvimento in mattinata.
APPROFONDIMENTI
Dervio, sentinella della Val Varrone
Il nome di Dervio può essere fatto risalire al celtico Derw (quercia) oppure all'antico culto della dea Dervonnae, la "Triplice Dea" della creatività, della fertilità, dei boschi sacri e del raccolto che irradia i profumi del bosco scaldato dal sole e del fieno. "Madre dei tre calendari", "Regina dei Druidi","Driade sposa della quercia", la dea è la protettrice dei luoghi di pellegrinaggio, dei gigli bianchi, delle piante e del loro spirito, specialmente di quello della quercia e dell'abete.
Il paese era un tempo composto dai tre nuclei separati di: Borgo, in prossimità del lago; Villa, allo sbocco del Varrone e Castello in posizione più rilevata. L'abitato fu costruito in un punto che per secoli ha mantenuto grande importanza strategica in quanto la Val Varrone era una delle vie d'accesso principali alle miniere di ferro orobiche della zona del Pizzo dei Tre Signori. Secondo alcuni, l'antica fortificazione del Castelvedro potrebbe essere, infatti, un castelliere celtico a guardia dell'importante accesso alla valle.
In epoca alto medievale venne istituita la Pieve di Dervio che, oltre ai paesi rivieraschi limitrofi, spingeva il suo territorio in Val Varrone comprendendo gli abitati di Vestreno, Sueglio, Introzzo, Tremenico ed Aveno. Strettamente legata all'Arcivescovado milanese, la Pieve assunse maggiore autonomia in epoca comunale con la redazione dello Statuto del Comune di Dervio, nel 1389. Da quell'anno, con fiero spirito indipendentista, i derviesi s'opposero in ogni modo a diversi tentativi di infeudamento; ma, sul finire del 1400, il territorio cadde sotto il dominio degli Sforza e, successivamente, fino al 1788, passò agli Sfondrati che concessero tuttavia ampia autonomia locale.
Oltre che all'importanza legata alla sua strategica posizione a guardia delle "vie del ferro", Dervio conobbe una certa prosperità all'inizio del 1800, periodo in cui erano attivi dei cantieri navali e alcune cartiere.
Fra i monumenti più importanti del paese ricordiamo la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, eretta, verso il XII secolo, su un edificio preesistente, forse d'origine paleocristiana, e rinnovata nel XVII secolo. Nei pressi della parrocchiale si trovano la settecentesca chiesa di S. Gregorio e la chiesta di S. Cecilia, oltre ad alcuni interessanti palazzi patrizi.
All'inizio della nostra passeggiata sorge, invece, la chiesa dei SS. Quirico e Giulitta che è abbellita da uno splendido campanile romanico e risale al 1080.
In località Castello sorge la torre di guardia che è ciò che resta di una fortificazione medioevale nei cui pressi è situata la chiesetta di S. Leonardo.
Appuntamento: 07:45 sotto casa de ilgrandechenio
08:00 metro Pagano
Periodo Consigliato: primavera-estate-autunno
Tempo di percorrenza:4-5 ore per compiere l’intero anello
Partenza: Dervio 204 m, raggiungibile lungo la vecchia SS 36 dello Spluga, oppure in treno grazie alla linea Milano-Sondrio.
Dislivello: 997 m
Difficoltá: E (Escursionistica)
Pranzo: al sacco
BREVE DESCRIZIONE
Da Dervio ci si porta presso la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta imboccando il viottolo che lambisce, a sinistra, le sue mura. Al suo termine si devia a destra lambendo un muro di cemento armato dove ha Inizio la mulattiera che passa accanto ad una cappelletta e, poco dopo, raggiunge, con belle vedute su Dervio, il poggio e le case di Pianezzo 342 m (qui, poco visibili, sorgono i ruderi del Castevedro). Si procede ora in piano, per un lungo tratto, entrando in una sorta di avvallamento boscoso.
Lasciando a destra la deviazione per Mai, si continua sempre in piano, in ambiente ombroso, fino ad un bivio dove si trova un vecchio e poco leggibile segnavia Pratolungo Camaggiore (è in corso il riposizionamento di nuovi segnali). Si riprende a salire nel bosco su un magnifico lastricato che, con molti tornanti, sbuca presso le baite di Canciago, 672 m, nei pressi delle quali si trova il bivio per Vignago che procede verso sinistra. Noi continuiamo sulla mulattiera principale che si tiene nelle vicinanze di un torrentello e, poco dopo, lo traversa giungendo sui prati inferiori di Pratolungo. Dopo aver fiancheggiato per un buon tratto il torrentello lo si riattraversa portandosi sulla sua sponda opposta e, poco dopo, si perviene nei pressi del bel poggio panoramico delle cascine superiori di Pratolungo (Baite di Pratolungo 924 m; consigliabile deviazione sul poggio). Tornati sulla mulattiera si riprende a salire nel bosco lasciando, poco dopo, a destra la deviazione per Noceno e proseguendo finché termina l'acciottolato al margine inferiore di un prato sovrastante una grande cascina con staccionata che s'intravede in basso a sinistra nel bosco. Qui la traccia è molto incerta e occorre attenzione per seguire con cura i bolli di vernice a volte un po' sbiaditi. Si risale così una dorsale con un rado bosco di betulle affacciato sulla Valvarrone. Con alcuni tratti ripidi si arriva, infine, ad incrociare una sterrata che in breve, verso destra, porta all'Alpe di Pratolungo 1028 m. Si passa a monte della baita e si segue la traccia che, verso destra, sale obliquamente su terreno scoperto portandosi sul versante meridionale della dorsale che, dalla baita, assume maggiore definizione. Poco dopo si abbandona la traccia e si torna a sinistra raggiungendo il largo crinale erboso che si segue verso destra con belle panoramiche in un rado bosco di betulle ove la traccia è assai incerta, ma non sussistono difficoltà. Raggiunto il sommo della dorsale se ne scende facilmente per prati costellati da betulle raggiungendo la grande conca erbosa di Camaggiore. Qui si incontra la sterrata che, verso destra, porta all'evidente stallone di Camaggiore (anche seguendo interamente la traccia che continua dall'Alpe di Pratolungo si arriva, comunque, sulla strada di Camaggiore tenendosi però a destra del filo della dorsale).
Tornati in vista del lago sul dosso che si trova poche decine di metri a destra della stalla, si segue la strada ora pianeggiante che, verso destra, arriva in breve alla chiesa di S. Girolamo 1201 m. Dalla chiesa si continua per stradina fino alle vicine case di Camaggiore. Tralasciando un invitante viottolo che procede dritto, ci si abbassa a destra fra le abitazioni e, ad un tornante subito sotto le case, si prende a sinistra la vecchia mulattiera che scende a Noceno. Si percorre la mulattiera un po' inerbita passando per il vecchio nucleo di Camaggiore, ormai abbandonato; si continua sulla mulattiera e, poco dopo, s'arriva a Noceno, Ci si porta alla chiesa del paese e si imbocca il sentiero che lambisce sulla destra il muro del cimitero. Inizia, qui, un lungo percorso a mezza costa che, con belle e suggestive vedute sul lago, riporta sul sentiero di salita a monte delle Baite di Pratolungo
ATTENZIONE
Le lancette dell'orologio vanno un'ora indietro: nella notte tra sabato 25 e domenica 26 Ottobre 2008 (alle 3) finisce il periodo di ora legale.
METEO
BOLLETTINO METEOROLOGICO PER LA LOMBARDIA
EMESSO VENERDÌ 24 OTTOBRE 2008 ALLE ORE 13
PREVISIONE PER DOMENICA 26 OTTOBRE 2008
Stato del cielo: ovunque sereno o poco nuvoloso. Dal pomeriggio parzialmente velato per il transito di nubi alte e sottili.
Precipitazioni: assenti.
Temperature: minime stazionarie, massime stazionarie o in lieve calo. In pianura minime intorno a 9 °C, massime intorno a 19 °C.
Zero termico: a 3100 metri, in rapida risalita fino a circa 3800 metri.
Venti: in pianura deboli di direzione variabile o calma, in montagna deboli settentrionali con qualche rinforzo.
Altri fenomeni: possibili banchi di nebbia in pianura e nelle valli, in sollevamento o dissolvimento in mattinata.
APPROFONDIMENTI
Dervio, sentinella della Val Varrone
Il nome di Dervio può essere fatto risalire al celtico Derw (quercia) oppure all'antico culto della dea Dervonnae, la "Triplice Dea" della creatività, della fertilità, dei boschi sacri e del raccolto che irradia i profumi del bosco scaldato dal sole e del fieno. "Madre dei tre calendari", "Regina dei Druidi","Driade sposa della quercia", la dea è la protettrice dei luoghi di pellegrinaggio, dei gigli bianchi, delle piante e del loro spirito, specialmente di quello della quercia e dell'abete.
Il paese era un tempo composto dai tre nuclei separati di: Borgo, in prossimità del lago; Villa, allo sbocco del Varrone e Castello in posizione più rilevata. L'abitato fu costruito in un punto che per secoli ha mantenuto grande importanza strategica in quanto la Val Varrone era una delle vie d'accesso principali alle miniere di ferro orobiche della zona del Pizzo dei Tre Signori. Secondo alcuni, l'antica fortificazione del Castelvedro potrebbe essere, infatti, un castelliere celtico a guardia dell'importante accesso alla valle.
In epoca alto medievale venne istituita la Pieve di Dervio che, oltre ai paesi rivieraschi limitrofi, spingeva il suo territorio in Val Varrone comprendendo gli abitati di Vestreno, Sueglio, Introzzo, Tremenico ed Aveno. Strettamente legata all'Arcivescovado milanese, la Pieve assunse maggiore autonomia in epoca comunale con la redazione dello Statuto del Comune di Dervio, nel 1389. Da quell'anno, con fiero spirito indipendentista, i derviesi s'opposero in ogni modo a diversi tentativi di infeudamento; ma, sul finire del 1400, il territorio cadde sotto il dominio degli Sforza e, successivamente, fino al 1788, passò agli Sfondrati che concessero tuttavia ampia autonomia locale.
Oltre che all'importanza legata alla sua strategica posizione a guardia delle "vie del ferro", Dervio conobbe una certa prosperità all'inizio del 1800, periodo in cui erano attivi dei cantieri navali e alcune cartiere.
Fra i monumenti più importanti del paese ricordiamo la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, eretta, verso il XII secolo, su un edificio preesistente, forse d'origine paleocristiana, e rinnovata nel XVII secolo. Nei pressi della parrocchiale si trovano la settecentesca chiesa di S. Gregorio e la chiesta di S. Cecilia, oltre ad alcuni interessanti palazzi patrizi.
All'inizio della nostra passeggiata sorge, invece, la chiesa dei SS. Quirico e Giulitta che è abbellita da uno splendido campanile romanico e risale al 1080.
In località Castello sorge la torre di guardia che è ciò che resta di una fortificazione medioevale nei cui pressi è situata la chiesetta di S. Leonardo.
domenica
19 Ottobre 2008 - Ossuccio-San Benedetto-rifugio Boffalora
Una bellissima giornata di sole ottobrino ci ha accompagnati in questa uscita trekking sui monti di Ossuccio: Canio questa non se la doveva perdere...
Raggiunto Ossuccio, parcheggiamo nella parte alta del paese vicino alla trattoria "Riposa" che e' un bel incominciare!
Qui parte una larga mulattiera che costeggia delle belle cappelle intitolate alle stazioni della via Crucis: Canio questa non se la doveva perdere...
In breve arriviamo alla prima tappa: il Santuario della B.V. del Soccorso che visitiamo in fretta perche' sta iniziando la Messa.

Proseguiamo e imbocchiamo il sentiero per San Benedetto: in poco piu' di un'ora all'interno di uno stupendo bosco di castagni arriviamo all'abbazia benedettina, costruita addirittura nel 1083: Canio questa non se la doveva perdere...

Foto di rito e scopriamo con piacere che da qui parte un sentiero per il rifugio Boffalora - meta di precedente escursione ma quella volta sotto una fitta pioggia e altrettanta nebbia. Decidiamo di intraprendere l'escursione: abbiamo gia' fatto 700 m. di dislivello, dobbiamo farne altri 350 ma la prospettiva del pranzo con polenta ci fa aumentare l'andatura: Canio questa non se la doveva perdere...


Il sentiero e' ripido, scosceso e in un paio di tratti assai pericoloso e bagnato, al rifugio ci spiegheranno il motivo: "aier sira hin scapaa quater gut" ci dicono. Salvo ha un punto interrogativo in faccia ma non commenta.
Arriviamo al rifugio dove per mangiare vogliono sapere come ci chiamiamo (chissa' perche'...), poi troviamo il nome scritto a biro sulla tovaglia: sara' un'abitudine del posto??? Canio questa non se la doveva perdere...
Qui ordiniamo polenta oncia (Salvo), antipasto caldo con salamini e mortadella e polenta con vitello e funghi (io); Salvo vorrebbe anche i pizzoccheri ma pare ci siano per tutti gli altri commensali tranne che per lui ("sono finiti") e qui esterna l'ormai famoso stato d'animo a ostrica. Comunque e' tutto molto buono: Canio questa non se la doveva perdere...
Riprendiamo il cammino e seguendo una bella mulattiera a ciottoli in un'oretta arriviamo al punto di partenza dove la Trek Mobile ci aspetta.
Dimenticavo: beviamo un caffe' e qui Salvo incontra un collega di lavoro, e subito iniziano a parlare di applicazioni Java, di codice sorgente ecc. Questi informatici!
Canio questa non se la doveva perdere...
Raggiunto Ossuccio, parcheggiamo nella parte alta del paese vicino alla trattoria "Riposa" che e' un bel incominciare!
Qui parte una larga mulattiera che costeggia delle belle cappelle intitolate alle stazioni della via Crucis: Canio questa non se la doveva perdere...
In breve arriviamo alla prima tappa: il Santuario della B.V. del Soccorso che visitiamo in fretta perche' sta iniziando la Messa.
Proseguiamo e imbocchiamo il sentiero per San Benedetto: in poco piu' di un'ora all'interno di uno stupendo bosco di castagni arriviamo all'abbazia benedettina, costruita addirittura nel 1083: Canio questa non se la doveva perdere...
Foto di rito e scopriamo con piacere che da qui parte un sentiero per il rifugio Boffalora - meta di precedente escursione ma quella volta sotto una fitta pioggia e altrettanta nebbia. Decidiamo di intraprendere l'escursione: abbiamo gia' fatto 700 m. di dislivello, dobbiamo farne altri 350 ma la prospettiva del pranzo con polenta ci fa aumentare l'andatura: Canio questa non se la doveva perdere...
Il sentiero e' ripido, scosceso e in un paio di tratti assai pericoloso e bagnato, al rifugio ci spiegheranno il motivo: "aier sira hin scapaa quater gut" ci dicono. Salvo ha un punto interrogativo in faccia ma non commenta.
Arriviamo al rifugio dove per mangiare vogliono sapere come ci chiamiamo (chissa' perche'...), poi troviamo il nome scritto a biro sulla tovaglia: sara' un'abitudine del posto??? Canio questa non se la doveva perdere...
Qui ordiniamo polenta oncia (Salvo), antipasto caldo con salamini e mortadella e polenta con vitello e funghi (io); Salvo vorrebbe anche i pizzoccheri ma pare ci siano per tutti gli altri commensali tranne che per lui ("sono finiti") e qui esterna l'ormai famoso stato d'animo a ostrica. Comunque e' tutto molto buono: Canio questa non se la doveva perdere...
Riprendiamo il cammino e seguendo una bella mulattiera a ciottoli in un'oretta arriviamo al punto di partenza dove la Trek Mobile ci aspetta.
Dimenticavo: beviamo un caffe' e qui Salvo incontra un collega di lavoro, e subito iniziano a parlare di applicazioni Java, di codice sorgente ecc. Questi informatici!
Canio questa non se la doveva perdere...
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